Le Fate di montagna

Come ogni tipo di arte, non penso che nella fotografia esista un bello univoco, anche in quella naturalistica che sembra essere prettamente tecnica. Quello che veramente conta é l’emozione che trasmette con la propria potenza narrativa ed estetica. Questo é il primo requisito, ed é ció che contraddistingue una Fotografia da un’immagine tecnicamente perfetta. Poi sicuramente é molto importante migliorare la tecnica fino alla perfezione, e in fondo, ogni fotografo dentro di se insegue un qualche traguardo ideale normalmente irraggiungibile. Questo rappresenta anche il fascino e la potenza della passione, perché è visionaria, e spinge chi la pratica costantemente oltre i propri confini, trascinando con sé il proprio pubblico.

Polyommatus Icarus
Da quando ho iniziato ad appassionarmi a questo genere di fotografia, ho cercato di approfondire l’argomento seguendo molti siti, social e blog. Confrontarsi con chi pratica questo tipo di attività da anni é molto utile. Guardando le immagini dei fotografi italiani e stranieri, più o meno famosi, leggere i retroscena degli scatti e i consigli tecnici degli esperti, aiuta a far maturare un proprio gusto personale del bello e a capire come poter raggiungere ciò che ci piace.
In tutte queste sopra citate fonti, ho visto spesso fotografie di farfalle impressionanti. Composizioni meravigliose con i lepidotteri posati su steli sottilissimi, intente ad esibirsi in un un mulinello di colori da lasciare esterrefatti. Ispirato da queste meraviglie, mi sono chiesto allora perché non provare a fotografare le farfalle alpine! Ho iniziato immediatamente ad informarmi e a leggere sul comportamento di questi insetti, sul periodo corretto per trovarli e qual è l’orario migliore per immortalarli. Alla fine, grazie anche all’acquisto di un manuale specifico sulle farfalle alpine, mi sono deciso ad andare in missione in un prato di montagna, a Pragelato (1.500 m).

Per fotografare le farfalle occorre svegliarsi molto presto, e arrivare nei prati quando i raggi del sole ancora non le hanno accarezzate. Ci deve essere luce, ma non deve essere diretta. Dormono ancora, ed è solo grazie alla luce del sole, che riescono a volare poiché le ali vengono usate come “pannelli solari” per immagazzinare energia. La vera difficoltà, in queste condizioni specifiche è più che altro nell’identificarle, in quanto si mimetizzano perfettamente con arbusti e sterpaglie. Dopo averlo fatto, se si reputa l’esemplare interessante, e l’ambiente circostante ottimale, si può iniziare a preparare l’attrezzatura.

E da quel momento inizia il rito. Si cercano i parametri corretti, lo sfumato, la composizione piacevole, si orienta il flash di schiarita. Sembra breve a parole, ma in men che non si dica, tra lo spostarsi e l’accamparsi le ore passano, fino a quando il sole è troppo alto per continuare, e la magia non c’è più. Sono le 8.00 e scendo fino in paese, per prendere il secondo caffè della giornata.

Clicca sulle immagini per ingrandirle

Categorie:Alpi, Fauna, Raid e spedizioni

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