Il Rubino di Ubatuba

La notizia della chiusura temporanea della Riserva Guainumbi mi ha sorpreso indifeso come una gelata primaverile. Ero così entusiasta di aver trovato il mio piccolo angolo di paradiso vicino alla metropoli che già stavo pianificando di tornarci almeno un sabato mattina al mese, essendo a portata di automobile (3 ore ad andare e 3 a tornare sono una distanza esigua qui in Brasile).

Sul mio calendario il prossimo appuntamento era segnato per fine gennaio 2015, ma il messaggio del sito arrivato a metà dicembre comunicava una chiusura indeterminata a partire dal 26 dicembre. Non ci penso su due volte e pianifico la spedizione per il sabato successivo, il 19 dicembre, ancora in tempo per un ultimo raid. Scrivo al gestore Joao che mi spiega che purtroppo, a causa di motivi personali, è obbligato a cedere la gestione del parco, e in attesa di un nuovo acquirente la riserva avrebbe tenuto i cancelli chiusi. Mi avvolge molta malinconia, nel pensare a quanto quest’uomo abbia dedicato energie e passione nella creazione di questo fazzoletto di paradiso, e a quanto debba essere difficile prendere una decisione netta in questo modo. Ma la vita è fatta anche di decisioni difficili, e saperle prendere vuol dire sicuramente vincere, e non essere sconfitti semplicemente dall’andare delle cose.

Il sabato mattina la sveglia suona presto, afferro lo zaino già pronto e percorro in macchina i 270 Km che mi separano dalla natura selvaggia. E’ una mattina fresca e caratterizzata da una pioggerella fitta che non mi abbandonerà più per tutto il resto della giornata. Passo dalla metropoli con i suoi grattaceli enormi, alle colline con le fazendas, fino ad inoltrarmi nell’ormai ben conosciuto Parque Estadual da Serra do Mar, che si snoda lungo il litorale nord della costa paolista, nei pressi di Ubatuba.

Durante il viaggio, ripenso all’obiettivo della giornata: la prima volta che ero andato alla riserva, tutta la mia concentrazione era stata indirizzata verso i Colibrì, che popolano Guainumbi in un eccezionale numero, e con una presenza di differenti specie interessanti, ma purtroppo dopo i primi scatti uno dei due trasmettitori flash mi aveva piantato in asso, ed ero stato costretto ad abbandonare la caccia fotografica dei Beija-Flores in volo, per concentrarmi su quella su posatoio (Leggi l’articolo della prima spedizione). Questa volta ritorno a Guainumbi con una nuova coppia di trasmettitori, e la speranza di ritrarre le frecce supersoniche in volo è tanta, ma non è l’unico motivo che mi ha spinto a tornare alla riserva. Nelle mie letture serali ho scoperto l’esistenza in un minuscolo e particolare abitante della foresta, il ranocchio Pitanga (Brachycephalus pitanga), che è stato ufficialmente descritto e censito solamente nel 2009! Questo minuscolo anfibio è infatti endemico del Brasile, e non solo, si trova solamente in una piccola zona di Mata Atlantica nei pressi di Ubatuba, e la Reserva Guainmbi fa parte di questo fazzoletto di terra. Ma ci pensate? In tutto il globo terrestre, questa rana particolare si trova solamente nel posto in cui sto andando! I pensieri mi affollano la testa, e il tempo scorre in fretta, e senza neanche sentire la pesantezza del viaggio, raggiungo la riserva e trovo i soliti simpatici amici ad accogliermi. Insieme ad una coppia che si dedicherà al bird watching nella foresta, sarò l’unico altro visitatore della giornata.

La foresta Atlantica si sveglia tra i vapori, mentre mi inoltro tra i pendii nei pressi della Riserva Guainumbi

La foresta Atlantica si sveglia tra i vapori, mentre mi inoltro tra i pendii nei pressi della Riserva Guainumbi

L’emozione di poter incontrare questa rana così particolare è molta, e dopo un caffè e un’ottima fetta di torta offerta dalla cucina, inizio subito ad incamminarmi nei sentieri che conducono nella foresta, ignorando forzatamente i numerosi colibrì che piroettano tra gli abbeveratoi del cortile della Pousada, a loro penserò successivamente. La natura è assolutamente imprevedibile, e data la mia totale inesperienza su come incontrare questa rana, decido di affidarmi alla fortuna, e senza una tattica particolare, inizio a camminare scrutando attentamente il terreno. La pioggia aumenta di intensità, ma la foresta è così chiusa che al suolo non arrivano praticamente gocce dirette, ma una nebbiolina umida avvolge ogni cosa. Cammino per circa due ore, e mentre il mio corpo sudato espelle felice le tossine e lo stress della vita normale, la mia mente inizia ad agitarsi perché non c’è traccia del ranocchio rosso. All’improvviso fa breccia nella mia memoria una frase letta in un articolo, dove si afferma che questa rana ami l’umido e l’altezza, possibilmente oltre i 900m sul livello del mare. Non ho la più pallida idea di quale sia l’altezza a cui mi trovo, ma dato che la rana non c’è, forse sono semplicemente troppo basso. Mentre il cielo borbotta tuoni cupi e lontani, prendo il sentiero più lungo che aggira lo sperone roccioso che sovrasta Guainumbi, e inizio a salire. Per fortuna tutti i sentieri sono tracciati benissimo, e ad ogni bivio è presente un pannello che riporta la posizione nell’intricato sistema di connessioni nella fitta foresta: la visibilità è praticamente nulla, e il verde inghiotte ogni cosa. La pioggia aumenta e dopo una mezzora di salita mi chiedo se la speranza di vedere questo raro esserino non fosse stata troppa e senza fondamento, ma proprio mentre sto per perdere definitivamente le speranze, noto un puntino arancione tra le foglie marce a bordo del sentiero. Il mio respiro si fa affannoso e automaticamente la macchina fotografica mi balza in mano mentre mi avvicino per capire meglio di che cosa si tratti. E’ lei!! E’ una minuscola, incredibilmente satura rana Pitanga! La ranocchia mi vede e inizia a saltellare, mentre faccio i primi scatti per il fine-tuning dei parametri, e dopo pochi secondi si infila sotto terra. Neanche una foto decente scattata, che frustrazione! Ma questa piccola apparizione è stata come benzina sul fuocherello quasi estinto della mia speranza, e riempito di energia riparto a camminare. La teoria dell’altura era fondata, perché dopo pochi metri ne scorgo altre due, e poi altre e altre ancora. Ci sono! Mi sorprendo di emozionarmi così tanto per un minuscolo ranocchio, ma anche questa è la bellezza della natura, che sa sempre incantare e stupire nelle sue diversità.

Finalmente, dopo ore di cammino, sbucano i primi esemplari tra le foglie marce al suolo. E' così piccolo che anche un piccolo ramoscello rappresenta un ostacolo al suo incedere, ma grazie ai suoi piccoli balzi, si muove con agilità incredibile.

Finalmente, dopo ore di cammino, sbucano i primi esemplari tra le foglie marce al suolo. E’ così piccolo che anche un ramoscello rappresenta un ostacolo al suo incedere, ma grazie ai suoi piccoli balzi, si muove con agilità e senza fatica.

Incurante del fango e del fogliame marcescente mi rotolo per terra nelle posizioni più impensabili per riuscire ad avere il punto di vista ottimale su questi minuscoli individui. Avevo letto delle loro dimensioni veramente ridotte, ma non mi aspettavo una miniatura simile. Dopo alcuni scatti difficili, dove le ranocchie pensano ancora a mettersi in salvo da quel gigante emozionato, sembrano abituarsi alla mia presenza, e il lavoro diventa decisamente più facile e produttivo. Scatto a ripetizione e continuo a camminare, fino ad arrivare alla punta del cucuzzolo montuoso, la fine del sentiero tracciato. Dopo un autoscatto in cima, decido di rientrare alla pousada, dove mi aspetta un ottimo pranzo caldo, e finalmente, un posto asciutto.

Uno scatto con il mio pollice rende bene l'idea della dimensione di questo anfibio.

Uno scatto con il mio pollice rende bene l’idea della dimensione di questo anfibio.

La foresta è così fitta che al suolo arriva pochissima luce. Se non avessi il flash col diffusore sarebbe difficile portare a casa uno scatto decente, e in alcune occasioni, i piccoli funghi si illuminano come un piccola Luna che veglia sul nostro amico poeta rosso :-)

La foresta è così fitta che al suolo arriva pochissima luce. Se non avessi il flash col diffusore sarebbe difficile portare a casa uno scatto decente, e in alcune occasioni, i piccoli funghi si illuminano come un piccola Luna che veglia sul nostro amico poeta rosso 🙂

Come tutte le altre rane, il clima umido della foresta è indispensabile per la loro sopravvivenza. Il fatto di trovarmi nella Serra do Mar in un giorno di pioggia ha sicuramente massimizzato le chance di incontrare il maggior numero di esemplari in superficie.

Come tutte le altre rane, il clima umido della foresta è indispensabile per la loro sopravvivenza. Il fatto di trovarmi nella Serra do Mar in un giorno di pioggia ha sicuramente massimizzato le chance di incontrare il maggior numero di esemplari in superficie.

Scatto epico in una radura per celebrare la riuscita dell'impresa :-) Ci manca solo il T-Rex che esce dagli alberi.

Scatto epico in una radura per celebrare la riuscita dell’impresa 🙂 Ci manca solo il T-Rex in uscita dagli alberi.

Dopo una piccola pausa e il dolce ricostituente offerto (per chi ha presente il tenore zuccherino dei dolci brasiliani non sarà difficile immaginare l’intensità del dessert), parte la missione numero due: congelare i Colibrì in volo. Grazie anche all’esperienza accumulata la volta precedente, e all’analisi delle foto a casa, posiziono i flash secondo una strategia differente, e cerco un luogo con poca luce per bilanciare l’effetto dei flash di riempimento con la luminosità dello sfondo. Posiziono la reflex sul cavalletto in scatto remoto, e sorseggiando il caffè, nascosto a pochi metri di distanza, aspetto. Fossi in un qualsiasi posto della foresta, probabilmente occorrerebbe aspettare a lungo per avere visite, ma l’enorme densità di Colibrì a Guainumbi rende l’attesa breve, e il numero di scatti sale rapidamente. Purtroppo, dopo poco, arriva il temporale vero, e faccio appena in tempo a raccogliere le mie cose, salutare i miei amici e ritirarmi in macchina che si scatena la forza della natura.

Il rientro a casa è nuovamente nella pioggia, e la stanchezza rende il viaggio più pesante, ma dopo tre ore sono in casa, e sapete che cosa mi frulla in testa? “Devo ancora tornarci, a Guainumbi!”

Colibrì

Colibrì

Categorie:Brasile, Fauna, Flora, nel Mondo, Raid e spedizioni

3 replies »

    • Molto spesso colori accesi sono sinonimo di pericolosità nel mondo animale, mettendo in guardia potenziali aggressori della presenza di sostanze tossiche. Questa ranocchia potrebbe basare la propria sopravvivenza simulando una pericolosità apparente (colorazione aposematica), imitando altre specie simili come il Dendrobate Pigmeo (Oophaga pumilio), velenose per davvero.

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